Carlo Pestelli

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Carlo Pestelli: Testi delle Canzoni

Carlo Pestelli: Zeus ti vede

	ZEUS TI VEDE

	Scende la notte umida è la sera,
	si allungano le ombre di luce non vera,
	i passi di un uomo che guarda non guardato
	e cerca nelle tasche qualcosa da fumare.
	Intanto ripensa alla frase preparata che già da qualche anno
	gli fischia nel cervello, scivola la mano innamorata:
	ti amo furbetta e non mi dire che anche questa sera non puoi,
	c'è scritto su tutti i muri che Dio ti aspetta
	e forse questa sera aspetta noi.
	Coccole vogliamo tutti coccole.
	Fuori le acciughe dalle scatole.
	Nella storia non c'è abbastanza sesso
	Per questo è insensata.
	Bianca nel cuore e nell'anima. Molto dipende da come uno si sente.
	Non studio non lavoro vado in Messico.
	Chieti e ti sarà tato. Più potere al sindacato.
	Vogliam la verità sulle stragi di Stato,
	ma a dirlo coi fiori nessuno ti capisce.
	Gaute la NATO. Eroina droga di Stato.
	Senza frontiere senza pazienza. Nessuna legge nessun fede
	Sì perché Zeus ti vede
	Zeus ti vede

	Cinzia ti amo, Toni ama Sonia,
	sì ma Sonia non ne vuole sapere
	eppure amor ch'a nullo amato amar perdona
	è scritto davanti a una scuola.
	Voglio tutto e dopotutto l'amor non è polenta.
	Mia t.v. troppissimo. It's so hard to let you go.
	Joint yourself. Legalize it. Digos pusher.
	Libera l'etere. Patrizio libero liberi tutti
	Libera la fantasia.
	Aumentano le tasse, diminuisce la pazienza
	Gelati al popolo. ATM GRATIS. Più case meno chiese
	Sì perché Zeus ti vede.
	Dietro una palla c'è sempre un bambino
	Dietro due palle non sempre c'è un uomo
	Dio può tutto. Dio perdono se stanotte ho dato
	un bacio alla mia bella
	che nel silenzio si addormenterà sognando
	sognando... sognami in eterno, bimba.
	

Note

Credevo che questa canzone non l'avrei mai finita.

La iniziai nel 1998, una sera d'inverno a Torino, di ritorno da una cena di amici dove a un certo punto la conversazione deviò sulle scritte murali. Molti ne ricordavano molte. E alcune di queste, come CHIETI E TI SARÀ TATO (mi pare fosse in piazza Cavour), GELATI AL POPOLO (dove non so), oppure TI AMO FURBETTA (zona Mirafiori) volevo intrappolarle in una canzone. Iniziai a prendere appunti e a chiedere in giro. Specie a chi aveva qualche anno in più di me e con più memoria poteva ricordare, per averli toccati con mano, gli ultimi scampoli di un'era oggi tramontata in cui i muri erano la carta dei poveri. Poi un giorno, ricordandomi di un giornalista coi baffi che anni fa fotografava le scritte più sfiziose per una rubrica di Torino7 intitolata Scritto sui muri, sono andato alla sede de La Stampa a spulciare negli archivi. Ne sono saltate fuori di eccezionali che non ricordavo assolutamente, tipo OCCHIO AI TRICHECHI (che non ho usato) e altre che invece sono confluite nella canzone come: NON STUDIO, NON LAVORO, VADO IN MESSICO o BIANCA NEL CUORE E NELL'ANIMA. Sicché il testo della canzone, per buona parte, è dei grafomani ispirati dalla notte che anni fa vergavano i muri dei cavalcavia. Il 'mio' collage raccoglie alcuni di questi guizzi di fantasia, quindi il testo è da considerarsi di anonimo. Non per questo, purtroppo, il pezzo si è tramutato in una ballata popolare...

Per riconoscerle meglio, riporto le scritte murali in corsivo. Io non faccio che qualche raccordo tra un anonimo e l'altro.

Chi fosse Zeus non lo sapevo proprio. I primi ZEUS TI VEDE spuntarono a metà anni '80, sempre in spray verde pisello, e alcuni sono ancora visibili (in via Bologna per esempio: di lì la foto del disco e un altro poco lontano in corso Palermo, di fianco a una notissima pizzeria). Alla fine di un concerto al Caffè Neruda di Torino, qualcuno mi raccontò che Zeus era l'acronimo di Zanetti Elio Unico Signore. Ignoro chi fosse l'eccentrico, e unico, Elio Zanetti, ma può anche darsi che mi abbiano contato una palla.

Altre scritte: GAUTE LA NATO. Era in corso Giulio Cesare. Ai non piemontesi sfugge il gioco di parole, ma da queste parti gaute la nata (letteralmente: togli il tappo), vale per: svegliati! Datti una mossa! Frase abbastanza in uso ancora oggi e attestata anche nel Pendolo di Foucault. Eco però non la spiega e se per questo nemmeno Margherita Oggero nei suoi libri si preoccupa di chiarire chi sono i bogianen. Io ve lo racconto giusto perché anche quando canto Clelia fuori Torino, mi chiedono delucidazioni sull'unico inserto dialettale della canzone. Dialetto che io parlo male, ma parlo ugualmente e nelle canzoni ogni tanto ci sta.

DIGOS PUSHER è scritto in più città e in più città mi ha creato qualche problema.

ATM GRATIS è perché qualcuno voleva prendere il tram senza pagare, come nella Bologna dell'epoca di Radio Alice. Oggi l'ATM si chiama GTT e questo lo dico non solo per chi non sta a Torino, ma anche per i torinesi under venti.

Ultima modifica il 24-09-2007

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