Carlo Pestelli

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Carlo Pestelli: Testi delle Canzoni

Carlo Pestelli: Il mio funerale

	IL MIO FUNERALE (DICEMBRE 2005)

	Oggi son stato al mio funerale,
	gente credetemi: mai riso tanto.
	Il prete ha detto: "era un figliolo esemplare,
	qui ci muore un beato, se non proprio un santo". 
	Ma la gente ch'era in chiesa ben sapeva
	che un vero porco, altro che Adamo ed Eva,
	si licenziava dal consesso dei mortali,
	gente credete: grande successo ai miei funerali.

	Di famosi non se ne sono visti,
	a parte a baffi finti un paio di musicisti;
	ma ci vuol poco a smascherare Simon Le Bon
	e forse ancora meno a riconoscere Elton John,
	ch'era quello col cappello e a passo lento
	fischiettava Una candela nel vento;
	d'altra parte stamattina non è un principe che muore,
	ma giusto un piciu[1] che faceva il cantautore.

	In fila per tre col resto di due
	i miei dubbi, le mie paure,
	le civette sul comò, il mio contratto co co co.
	E in disparte, venuti da non so dove,
	i segni delle carte: come quando fuori piove.
	C'eran le belle, le meno belle, le cozze...
	e due barbieri di Siviglia in viaggio di nozze;
	c'era il divieto di fumare in tutto il treno
	e per le coppie di fatto quello di toccare il freno.

	C'erano Grazia, Graziella e grazie al fatto
	che oltre ad esse camporella con nesssuna avevo fatto,
	additandomi senza un'oncia di pietà
	la prima chiese alla seconda:
	"a letto te lo ricordi?" "AH! AH! AH!"
	Grazia fu mia compagna di scuola,
	Graziella la mia nave scuola
	e mentre che il becchino mi seppelliva
	"addio speedy orgasm" disse Graziella insieme alla prima.

	Eran più d'una le autorità dello Stato
	e oltre a quello della Camera, il presidente del Senato,
	un po' contrariato per gli infedeli che al suo lato
	farfugliavano un dialetto meticciato;
	c'erano Silvio, Pier Silvio e se mi scappi ti ripiglio,
	c'eran l'Italia che odia e l'Italia che ama,
	c'erano un giudice più truccato di una puttana
	e sua madre, Fiamma Gialla, senza le brache del pigiama.

	Sì che tra tutti, senz'altro il più serafico,
	a chiudere la fila il mio agente discografico:
	troppo gnugnu[2], troppo faccia da liceo serio,
	il buon cristo col mio disco non vide manco un euro;
	ma come che il mio cuore fu muto,
	l'idea gli venne per pagarsi il mutuo:
	di dare 'ste tre canzoni da betè[3]
	a madame Carla Bruni che le canterà 'en fransè'.

	Al completo la famiglia in gramaglie
	incede a passo cheto sotto nere vestaglie;
	però ancora non vi è requie per le mie esequie
	nel finale funestate da uno scandalo d'estate,
	perché se è norma elementare
	che la gente vesta scuro a un funerale,
	mio cugino nere avea le calze a rete
	e assieme a zia Patrizia mostrava le gambe al prete.

	Oggi son stato al mio funerale,
	gente credetemi, mai riso tanto.
	Non cercatemi domani sui necrologi del giornale,
	non ha nome chi muore per l'amianto;
	che poi a vero dire perché muoio chi lo sa...
	forse Paolo Crepet un giorno spiegherà
	se fu a Cogne in gita con la Franzoni
	o per un pollo lesso con la febbre e gli orecchioni.


	[1] Equivale a 'bischero' in torinese
	[2] cfr. Nota 1
	[3] cfr. Note 1 e 2. Letteralmente equivale a 'ebete'.

Ultima modifica il 15-01-2008

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